Manifesto per la Terra

Una rivoluzione cambia lo sguardo sul mondo, fonda nuove modalità di relazione. Una rivoluzione vera distrugge gli ordini consolidati e rifiuta le gerarchie tra città e campagna. La rivoluzione si fa vedere nelle piazze, ma i suoi luoghi d’elezione sono i campi, le case, le tavole. La rivoluzione si esprime di tanto in tanto con le urla delle folle ma marcia negli atti minuti della quotidianità.

Il sol dell’avvenire per due secoli non ha illuminato la terra, splendeva in città tra le ciminiere degli opifici che portavano al cielo i loro aliti di libertà seppellendo con tutti i miti della campagna anche i suoi rancori, le sue vandee, le schiavitù del lavoro e le culture fatte più di tabù che di precetti, più di incubi che di fiabe.

La terra per due secoli non ha avuto futuro e nel passato che evocava non si faceva fatica a smascherare il volto più puro della reazione e del risentimento.Dopo due secoli, quel sole dell’avvenire – che pure ha scaldato mille battaglie, che ha presentato finalmente al mondo il volto e la bellezza delle donne, che ha espresso la furia e le sconfitte proletarie – non brilla più. Il futuro non gli appartiene; e il presente appare devastato, affaccendato in un ansioso perditempo che si insiste a chiamare lavoro, barricato nelle mille paure della quotidianità che richiedono svolte sicuritarie, guerre permanenti, paranoia del controllo, barriere alla socialità, muri alle frontiere dello Stato, della regione, della provincia, del comune, della casa, della stanza.  La specie umana nasce dal colpo di dadi della selezione. L’umanità invece nasce dalle attività predatorie della specie e dall’agricoltura. In agricoltura si sviluppa anche la divisione sociale del lavoro e inizia quella coazione a ripetere con cui qualsiasi scoperta o innovazione che potrebbe emancipare la specie dalla penuria e dalla schiavitù finisce per fondare regimi sempre più selettivi di oppressione. L’urbanesimo non può esistere senz’agricoltura. Con la distruzione dell’agricoltura comincia il moto autodistruttivo della città. La città è diventato il luogo massimo di distruzione della vita sul pianeta.  L’antropocentrismo va rifiutato come è stato rifiutato il geocentrismo. La specie umana non è al centro di nulla; o convive con le altre forme di vita planetarie riconoscendo loro pari dignità o muore con esse.  Siamo ospiti della terra: continuare a ucciderla non è che l’ultimo ciclopico tentativo di suicidio della specie.Nuova contadinitàDal ventre del gigantismo industriale è iniziato un piccolo e lento esodo verso le campagne che va formando un vero movimento di nuova contadinità. Questo esodo deriva dalla critica e dal rifiuto dei modelli di relazioni sociali e ambientali, nasce da una volontà di trasformazione delle condizioni materiali della propria esistenza. La nuova contadinità non proviene dalla campagna, ma dalla città. Nasce dalla distruzione della contadinità classica operata negli ultimi decenni dall’industrializzazione dell’agricoltura e dal gigantismo urbano.La nuova contadinità vive in campagna, ma non disdegna la città che anzi conosce molto bene e con la quale intrattiene molteplici relazioni sociali ed economiche. Il movimento di nuova contadinità riguarda anche le città. La nuova contadinità non ha futuro se non si forma una nuova cittadinità, una modalità di urbanesimo in grado di ridurre drasticamente il proprio impatto ambientale, di abbandonare il rapporto di pura distruzione delle risorse del pianeta, di costruire relazioni sociali e produttive che evitino le polarizzazioni sociali mostruose.  

Consumare vuol dire coprodurre

La falsa divisione tra consumatori e produttori legittima i rapporti di appropriazione e di distribuzione della ricchezza. Il tempo dedicato al consumo è superiore a quello della mera produzione. Il sapere della produzione è sempre più incorporato nelle macchine, quello del consumo richiede abilità e conoscenze superiori a quelle della produzione. Ogni produttore consuma nel medesimo atto di produrre. Il consumo è un atto del produrre.  La coproduzione comporta che la distruttività totale degli elementi naturali sia rapidamente interrotta e che al puro sfruttamento della natura sia sostituito un rapporto di scambio. La sensibilità planetaria richiede che la sensibilità della terra si incontri e si scambi con la sensibilità degli uomini e delle donne che la popolano. Coprodurre vuol anche dire; a) ridurre la distanza alimentare; b) accorciare le catene distributive e commerciali, c) sviluppare l’autoproduzione e la cooperazione produttiva; d) praticare politiche dei prezzi che avvantaggino i produttori e i consumatori; e) proporre principi di responsabilità indipendenti dai principi di legalità. 

Prezzo Sorgente

Nei prezzi finali delle merci viene celato tutto il circuito di appropriazione della ricchezza e di gerarchizzazione spaziale e sociale.Chiamiamo Prezzo Sorgente il prezzo praticato dal produttore prima di ogni ricarico della catena commerciale. Il Prezzo Sorgente rende visibili tutti i ricarichi del prezzo al consumo e costituisce una forte sollecitazione alla costruzione di filiere corte. Il Prezzo Sorgente ha la funzione di creare un rapporto fiduciario tra coproduttori. La pratica del Prezzo Sorgente palesa un conflitto ancora embrionale tra grandi catene commerciali e reti di coproduzione.

Autocertificazione

La qualità non è in alcun modo garantita dall’ossequio alla certificazione che è diventata negli ultimi anni un puro balzello al quale i produttori devono sottostare per poter partecipare a mercati, a commesse, a finanziamenti. Il dispositivo della certificazione permette un sistema di deleghe nelle quali Stato, Enti Certificatori, istituzioni varie e produttori possono giocare a scaricarsi le responsabilità. L’autocertificazione, viceversa, rende visibili le responsabilità; permette e impone ai produttori di dichiarare, assumendosene la responsabilità, tutte le modalità dei processi produttivi e la provenienza della materia prima. Quinto atto della sensibilità planetaria è il rifiuto di produrre e di consumare l’infelicità del mondo.  Nell’assaggio di un vino si annuncia o si denuncia il sistema delle relazioni necessarie per crearlo. L’identità è lontana dall’umanità ed è opposta all’uguaglianza. La sensibilità planetaria ama i particolari perché rifiuta ogni particolarismo, ricerca gli originali perché non crede alle origini, valorizza il locale perché sente puzza di muffa in ogni localismo.  

Gli OGM: crimini contro l’umanità, crimini contro la terra

Se vuoi fare una buona azione, distruggi gli OGM. I prodotti tipici non si contrappongono alla normalità, terribile e disgustosa, dei prodotti dell’industria agroalimentare; sono, invece, il risvolto elitario e identitario degli squilibri socio economici esistenti, prodotti di consumo che, magari a caro prezzo, proteggono le classi abbienti dagli alimenti spazzatura propinati dall’industria agroalimentare, barriera alimentare salutista e sicuritaria contro la misera, la malattia e le paure delle folle.  DECOLa Denominazione Comunale prevede che la produzione, e la provenienza della relativa materia prima, di ogni singolo territorio sia garantita e certificata dal comune; è un potente fattore di decentralizzazione dei poteri sull’economia; permette la localizzazione e la visibilità delle responsabilità relative ai rapporti di produzione, alla qualità e ai prezzi dei prodotti; è una proposta semplice e universale che contrasta tutte le ciance sul federalismo. Mercati senza mercanti.

Sono luoghi autogestiti o strappati in comodato d’uso ai Comuni nei quali il movimento di nuova contadinità organizza la presenza di prodotti autocertificati e con il Prezzo Sorgente. L’ultimo Mercato senza Mercanti si è svolto a Roma l’1 novembre in davanti la FAO organizzato dal connettivo terra TERRA.